Pinocchio
C'era
una volta un falegname di nome Geppetto. Aveva costruito un burattino di legno
e l'aveva chiamato Pinocchio."Come sarebbe bello se fosse un bambino
vero!" sospirò quando finì di dipingerlo. Quella notte, una
buona fatina esaudì il suo desiderio. "Destati, legno inanimato,
la vita io ti ho donato!" esclamò toccando Pinocchio con la bacchetta
magica. "Pinocchio, dimostrati bravo, coraggioso,
disinteressato," disse la Fata, "e un giorno sarai un
bambino vero!" Poi, rivolta al Grillo Parlante: "Io ti
nomino guida e consigliere di Pinocchio," aggiunse prima
disvanire tra mille bagliori di luce. Figurarsi la gioia di Geppetto
quando scoprì che il suo omettino di legno poteva muoversi e parlare!
La
mattina dopo lo mandò a scuola. "Addio figliolo, torna
presto!" Pinocchio, disubbidiente, andò invece da Mangiafuoco,
un burattinaio che promise di renderlo famoso. Si divertì molto a
cantare e ballare con le altre marionette. Ma, finito lo spettacolo,
Mangiafuoco lo chiuse in una gabbia. All'improvviso,
ecco apparire la Fata Azzurra: "Perchè non sei
andato a scuola?" gli chiese. Pinocchio rispose con
una bugia e subito il suo naso cominciò a crescere... Solo quando
disse la verità, la Fata lo liberò e il naso ritornò normale.
Tornando a casa,
Pinocchio vide una diligenza carica di ragazzi festanti. Il postiglione gli disse che era diretta
al Paese dei Balocchi, dove i bambini potevano fare tutto quello che
volevano. "Pinocchio, torna indietro!" lo rincorse il
Grillo. Ma il burattino non lo ascoltò. Lì Pinocchio fece amicizia
con Lucignolo: i due mangiavano dolci a più non posso e si
divertivano moltissimo. Ma ben presto scoprirono che i ragazzi svogliati e
maleducati che finivano in quel paese venivano tramutati in asinelli.
Quando anche a lui spuntarono due orecchie lunghe e la coda,
Pinocchio scappò disperato, seguito dal fedele amico Grillo.
Insieme, tornarono poi
alla casa di Geppetto, ma non trovarono nessuno. "Chissà che cosa gli sarà accaduto!" In
quel momento, una colomba portò loro un messaggio: Geppetto,
mentre cercava Pinocchio, era stato inghiottito da una balena e
adesso era suo prigioniero. "Voglio salvarlo!" decise il
burattino. Giunto al mare, si tuffò e sul
fondo trovò il babbo nella pancia della balena. Ma come uscire di
là? Accesero allora un gran fuoco: il fumo fece starnutire la balena,
che spalancò la bocca. Pinocchio e Geppetto scapparono su una zattera.
Il burattino aiutò il suo babbo a nuotare in mezzo alle altre onde:
giunti a riva però, per il grande sforzo svenne. Addolorato, Geppetto
lo portò a casa. Ma la Fata risvegliò Pinocchio e, come
promesso, premiò il suocoraggio e la sua bontà trasformandolo in
un bimbo vero!
Cenerentola
C'era una volta, tanto
tempo fa, una vedova che aveva due figlie bruttine ed anche un po' antipatiche.
Un giorno sposò un ricco gentiluomo, che
aveva una figlia. Le sorellastre, invidiose perché era bella e dolce, la
presero immediatamente in antipatia.
Anche la matrigna la trattava male
affidandole i lavori di casa più pesanti e lasciandola sempre vestita di
stracci. Tutte si
facevano servire come grandi signore e mentre la fanciulla era sempre gentile
ed allegra, loro invece litigavano continuamente. Quando la sera poteva
finalmente riposarsi, si sedeva in un angolo del camino, dove aveva scoperto
una tana di topolini che diventarono i suoi migliori amici.
Proprio perché trascorreva la serata vicino al fuoco,
aveva sempre le guance ed il vestito sporchi di cenere. Così le sue antipatiche sorellastre per
prenderla in giro incominciarono a chiamarla Cenerentola. Un bel giorno accadde
un fatto davvero straordinario. Dal castello arrivò un paggio con un proclama e
cominciò a leggere:
"Il figlio
del re, il principe erede al trono, annuncia che fra tre giorni si terrà un
gran ballo cui sono invitate tutte le ragazze in età da marito!. "Il principe cerca moglie!" esclamò
la matrigna. "Chi, se non una delle mie dolci figlie è più degna di
diventare una principessa?"
Al
ballo dovrete essere bellissime, anzi splendide! Andiamo a preparare gli abiti
più eleganti". Subito le due sorellastre iniziarono a correre qua e
là, litigando come al solito e dando ordini a Cenerentola. Quanto sarebbe
piaciuto anche a lei almeno per una volta indossare un bel vestito, salire su
una carrozza ed andare con loro! Ma con quegli stracci addosso… Come poteva
fare? Arrivò così la sera del gran ballo. La matrigna e le sorellastre
altezzose come sempre, tutte agghindate nei loro vestiti nuovi come delle uova
di Pasqua, salutarono Cenerentola e salirono in carrozza. Non appena ebbero
svoltato l'angolo, lei corse vicino al camino e scoppiò in un pianto dirotto.
Persino i suoi amici topolini non sapevano proprio come consolarla! Ma ecco che
improvvisamente dal nulla comparve una fatina piccola e grassottella con
un sorriso allegro, tutta vestita di rosa. Guardandosi intorno incuriosita
disse a Cenerentola: "Su, non piangere adesso sistemo tutto io. Dimmi
un po', vorresti andare anche tu al ballo?" "Mi piacerebbe
tanto", rispose "ma è impossibile! Non ho nemmeno un abito da
sera…" "Non esiste la parola impossibile per una fata" affermò
sventolandole la sua bacchetta magica sotto il naso. "Voglio esaudire
il tuo desiderio, ma mi serve una zucca". "Una zucca?" ripeté
sorpresa Cenerentola. "Poi chiama i tuoi amici topolini e anche la
talpa".
Cenerentola corse
nell'orto, scelse la zucca più grande e chiamò i suoi amici. La fata socchiuse gli occhi e…. magia! La
zucca si trasformò in una splendida carrozza, i topolini in meravigliosi
cavalli bianchi e la grossa talpa in un perfetto cocchiere."Ecco fatto,
mia cara, ma manca la cosa più importante!" Strinse gli occhi,
impugnò la sua bacchetta e… il vestito di Cenerentola si trasformò in un abito
splendido, tessuto con fili di seta azzurra e trapuntato di candide perle.
Poi Cenerentola,
sbigottita, si trovò ai piedi due meravigliose scarpette di cristallo. Era elegantissima: ora sì che sembrava una
vera principessa!"Adesso puoi andare al ballo, ma ricorda una cosa molto
importante", disse la fata con il suo sorriso allegro "la mia
magia durerà solamente fino a mezzanotte. Al dodicesimo rintocco dell'orologio
la carrozza ritornerà zucca, i cavalli saranno di nuovo topolini e i tuoi abiti
stracci!" Cenerentola ringraziò la fatina, salì sulla carrozza e
partì felice verso il palazzo. Finalmente fece il suo ingresso nella sala da
ballo: quando apparve davanti agli invitati, scese un gran silenzio, persino
l'orchestra smise di suonare, sbalordita da quella bellezza.
Tutti si chiedevano chi
fosse mai quella splendida fanciulla di cui nessuno conosceva il nome. Il principe, più di ogni altro, rimase
incantato dalla sua grazia e semplicità. Fra tutte le dame che aveva visto a
corte, quella fanciulla era come una rosa appena sbocciata! Immediatamente
invitò Cenerentola a ballare e per tutta la serata non si separò da
lei. Le antipatiche sorellastre e la matrigna si rodevano dalla rabbia per
quella sconosciuta che aveva rovinato i loro piani, proprio nel bel mezzo della
serata.
Ad un tratto, l'orologio
della torre suonò il primo rintocco di mezzanotte. Cenerentola, ricordandosi di ciò che la fata
le aveva detto, fuggì dalle braccia del suo principe senza nemmeno salutarlo.
Mentre correva giù dalla scalinata del palazzo reale, inciampò e perse una
scarpina di cristallo. Non poteva fermarsi, ormai l'orologio stava già battendo
il settimo rintocco e non c'era più tempo! Il principe la vide correre via con
il suo bellissimo vestito azzurro senza riuscire a fermarla. Cenerentola salì
veloce sulla carrozza e fuggì. Tutti gli invitati restarono sbalorditi. Poi ascoltò
il dodicesimo rintocco: le parole della buona fata si avverarono
immediatamente.
Dopo qualche giorno bussò di nuovo
alla porta il paggio, portava su un cuscino la scarpina di cristallo. "Per ordine del re, tutte le fanciulle
del regno devono provare questa scarpetta" disse il paggio. "Chi
riuscirà ad infilarla sposerà il nostro principe!" Non vi dico le
sorellastre! Correvano tutte eccitate a destra e a sinistra nella casa,
litigavano per decidere chi dovesse provare per prima e tentarono di infilare la
scarpina spingendo con forza, senza ottenere alcun risultato. Ma il paggio notò
Cenerentola che rimaneva in disparte. "Tutte le fanciulle devono
provarla!" disse. "Ma come, ora non vorrete scherzare, lei
è solo una piccola stracciona!" rispose la matrigna indignata. "Ordine
del re!" ribatté il paggio severo, porgendo subito la scarpina anche
a Cenerentola.
Immaginatevi
l'espressione delle tre donne quando videro che era perfetta e sembrava proprio
fatta su misura per il suo piedino! In quel momento, sbalordite, riconobbero la dama
sconosciuta del ballo. Il paggio reale accompagnò Cenerentola, la matrigna e le
sorellastre a palazzo, dove giorni più tardi, si celebrarono delle nozze
favolose: gli sposi furono festeggiati a lungo con musiche e danze per tutta la
notte!
Per ordine del re furono
invitati anche la fatina, i topolini e la talpa che aveva fatto da cocchiere. Il principe, raggiante di gioia per aver
finalmente ritrovato la dolce principessa che aveva temuto di perdere per
sempre, scese con lei la scalinata verso la sala del banchetto. La matrigna e
le sorellastre compresero d'un tratto le ingiustizie e le cattiverie che
avevano fatto subire a Cenerentola in tutti quegli anni, si gettarono pentite
ai suoi piedi e le chiesero sinceramente perdono. Cenerentola lo fece di tutto
cuore: era troppo felice in quel momento per provare rancore.
Così anche le sorelle si
sposarono nello stesso giorno con due gentiluomini di corte e non litigarono
più. Tutti andarono ad abitare nel palazzo del
principe, anche i topolini che Cenerentola aveva voluto portare con sé, ebbero
un'immensa cantina ed un camino tutto per loro dove giocare e nascondersi. La
talpona poi, nei giardini del castello pieni di fiori e di piante
profumatissime, si divertiva e scavava interminabili gallerie, sbucando
all'improvviso. Anche la fatina grassottella, tutta vestita di rosa, ogni tanto
appariva sorridente dal camino, con la bacchetta magica in mano, per salutare i
suoi amici. E così vissero tutti felici e contenti per molti molti
anni.
I tre porcellini
C'erano una volta tre porcellini che vivevano con i
genitori in prossimità di un bosco. I tre porcellini crebbero così in fretta
che la loro madre un giorno li chiamò e disse loro: "Siete troppo grandi
per rimanere ancora qui. Andate a costruirvi la vostra casa". Prima di
andarsene da casa li avvisò di non fare entrare il lupo in casa: "Vi
prenderebbe per mangiarvi!" E così i tre porcellini se ne andarono.
Presto la strada si divise in tre parti. Il Porcellino
Grande spiegò che ognuno di loro avrebbe dovuto scegliere una direzione. Li
avvisò del lupo e poi andò a sinistra. Il Porcellino Medio andò a destra e
quello piccolo nella via centrale. Sulla sua strada il Porcellino Piccolo
incontrò un uomo che portava della paglia. "Per piacere, dammi un po' di
paglia!" disse "Voglio costruirmi una casa". In poco tempo
costruì la sua casa e pensò di essere salvo dal lupo. La casa non era molto
bella e nemmeno fatta bene ma a lui piaceva molto.
Gli altri due porcellini se ne andarono assieme e presto
incontrarono un uomo che portava della legna. "Costruirò la mia casa con
il legno" disse il Porcellino Medio "Il legno è più resistente della
paglia". Il Porcellino Medio lavorò duramente tutto il giorno per
costruire la sua casa. "Adesso il lupo non mi prenderà e non mi
mangerà" disse.
Il Porcellino Grande camminò per conto suo. Presto
incontrò un uomo che trasportava mattoni. "Per piacere, dammi un po' di
mattoni" disse il Porcellino Grande "Voglio costruirmi una
casa." Così l'uomo gli diede dei mattoni per costruire una bella casa. "Ora
il lupo non potrà prendermi per mangiarmi" pensò.
Il giorno dopo il lupo arrivò alla casetta di paglia:
" Porcellino, porcellino, fammi entrare" gridò il lupo. Ma il
Porcellino Piccolo sapeva che era il lupo e non lo lasciò entrare. Ma il lupo
cominciò a sbuffare stizzito. E sbuffava e sbuffava e buttò giù la casetta del
Porcellino Piccolo. Impaurito, il porcellino corse a perdifiato verso la
casetta di legno, pensando di essere al sicuro.
Il giorno seguente il lupo andò a casa del Porcellino
Medio e bussò alla sua porta. "Chi è?" chiese. "Tuo
fratello" rispose il lupo. Ma il Porcellino Medio sapeva che non si
trattava del fratello e non aprì al lupo. Così questi sbuffò stizzito e buttò giù
la casa del Porcellino Medio. In un attimo la porta cedette e ai due
malcapitati non restò che correre dal saggio fratello.
Il giorno dopo il lupo arrivò alla casa di mattoni e gridò:
"Porcellino, Porcellino, fammi entrare!" Ma il Porcellino Grande
rispose: "No, non ti farò entrare!" quando improvvisamente sentì
bussare nuovamente alla porta. "Apri la porta e vedrai chi sono!"
disse il lupo con una vocetta. Quindi il lupo cominciò a sbuffare e sbuffare ma
non riuscì a buttare giù la casa. Il lupo era furibondo! Gridava:
"Porcellino, Porcellino, scenderò per il camino e ti mangerò!" Il
Porcellino era spaventato ma non rispose. Dentro casa c'era una grossa pentola
sopra il fuoco del camino. L'acqua stava per bollire.
Il lupo si calò dal
camino. Siccome non c'era il coperchio sulla pentola il lupo vi ruzzolò dentro
e finì nell'acqua bollente. E questa è la fine del lupo cattivo e la storia di
tre piccoli porcellini.
Cappuccetto Rosso
C'era una volta una cara
ragazzina; solo a vederla le volevano tutti bene, e specialmente la nonna, che
non sapeva più cosa regalarle. Una
volta le regalò un cappuccetto di velluto rosso, e, poichè le donava tanto
ch'essa non volle più portare altro, la chiamarono sempre Cappuccetto Rosso.
Un giorno sua madre le
disse: “Vieni, Cappuccetto Rosso,
eccoti un pezzo di focaccia e una bottiglia di vino, portali alla nonna; è
debole e malata e si ristorerà. Mettiti in via prima che faccia troppo caldo;
e, quando sei fuori, va' da brava, senza uscir di strada; se no, cadi e rompi
la bottiglia e la nonna resta a mani vuote. E quando entri nella sua stanza, non dimenticare di dir buon giorno invece
di curiosare in tutti gli angoli.”
- Farò tutto per bene, - disse Cappuccetto Rosso alla mamma e le diede la mano.
Ma la nonna abitava fuori, nel bosco, a una mezz'ora dal villaggio. E quando giunse nel bosco, Cappuccetto Rosso incontrò il lupo. Ma non sapeva che fosse una bestia tanto cattiva e non ebbe paura.
- Farò tutto per bene, - disse Cappuccetto Rosso alla mamma e le diede la mano.
Ma la nonna abitava fuori, nel bosco, a una mezz'ora dal villaggio. E quando giunse nel bosco, Cappuccetto Rosso incontrò il lupo. Ma non sapeva che fosse una bestia tanto cattiva e non ebbe paura.
-
Buon giorno, Cappuccetto Rosso, - egli disse.
- Grazie, lupo.
- Dove vai cosi presto, Cappuccetto Rosso?
- Dalla nonna.
- Cos 'hai sotto il grembiule?
- Vino e focaccia: ieri abbiamo cotto il pane; così la
nonna, che è debole e malata, se la godrà un po' e si rinforzerà.
- Dove abita la tua nonna, Cappuccetto Rosso?
- A un buon quarto d'ora di qui, nel bosco, sotto le tre
grosse querce; là c'è la sua casa, è sotto la macchia di noccioli, lo saprai
già, - disse Cappuccetto Rosso.
Il lupo pensava: "Questa bimba tenerella è un grasso boccone, sarà più saporita della vecchia; se sei furbo, le acchiappi tutt'e due". Fece un pezzetto di strada vicino a Cappuccetto Rosso, poi disse:
Il lupo pensava: "Questa bimba tenerella è un grasso boccone, sarà più saporita della vecchia; se sei furbo, le acchiappi tutt'e due". Fece un pezzetto di strada vicino a Cappuccetto Rosso, poi disse:
- Vedi, Cappuccetto Rosso, quanti bei fiori? Perché non
ti guardi intorno? Credo
che non senti neppure come cantano dolcemente gli uccellini! Te ne vai tutta
contegnosa, come se andassi a scuola, ed è così allegro fuori nel bosco!
Cappuccetto Rosso alzò
gli occhi e quando vide i raggi di sole danzare attraverso gli alberi, e tutto
intorno pieno di bei fiori, pensò: "Se
porto alla nonna un mazzo fresco, le farà piacere; è tanto presto, che arrivo
ancora in tempo". Dal
sentiero corse nel bosco in cerca di fiori. E quando ne aveva colto
uno, credeva che più in là ce ne fosse uno più bello e ci correva e si
addentrava sempre più nel bosco. Ma il lupo andò difilato alla casa della nonna
e bussò alla porta.
- Chi è?
- Cappuccetto Rosso, che ti porta vino e focaccia; apri.
- Alza il
saliscendi, - gridò la nonna: - io son troppo debole e non posso levarmi.
Il lupo alzò il saliscendi, la porta si spalancò e, senza dir molto, egli andò dritto a letto della nonna e la ingoiò. Poi si mise le sue vesti e la cuffia, si coricò nel letto e tirò le coperte. Ma Cappuccetto Rosso aveva girato in cerca di fiori, e quando n'ebbe raccolti tanti che più non ne poteva portare, si ricordò della nonna e s'incamminò. Si meravigliò che la porta fosse spalancata ed entrando nella stanza ebbe un'impressione cosi strana che pensò: "Oh, Dio mio, oggi, che paura! E di solito sto così volentieri con la nonna!" Esclamò: “Buon giorno!” ma non ebbe risposta.
Il lupo alzò il saliscendi, la porta si spalancò e, senza dir molto, egli andò dritto a letto della nonna e la ingoiò. Poi si mise le sue vesti e la cuffia, si coricò nel letto e tirò le coperte. Ma Cappuccetto Rosso aveva girato in cerca di fiori, e quando n'ebbe raccolti tanti che più non ne poteva portare, si ricordò della nonna e s'incamminò. Si meravigliò che la porta fosse spalancata ed entrando nella stanza ebbe un'impressione cosi strana che pensò: "Oh, Dio mio, oggi, che paura! E di solito sto così volentieri con la nonna!" Esclamò: “Buon giorno!” ma non ebbe risposta.
Allora s'avvicinò al letto e scostò le cortine: la nonna
era coricata, con la cuffia abbassata sulla faccia e aveva un aspetto strano.
- Oh, nonna, che orecchie grosse!
- Per sentirti meglio.
- Oh, nonna, che occhi grossi!
- Per vederti meglio.
- Oh, nonna, che grosse mani!
- Per meglio afferrarti.
- Ma, nonna, che bocca spaventosa!
- Per meglio divorarti!
E subito il lupo balzò dal letto e ingoiò il povero
Cappuccetto Rosso. Saziato il suo appetito, si rimise a letto, s'addormentò e
cominciò a russare sonoramente.
Proprio allora passò li davanti il cacciatore e pensò: "Come russa la vecchia! devo darle un'occhiata,
potrebbe star male". Entrò nella stanza e, avvicinatosi al letto, vide
il lupo.
- Eccoti qua, vecchio impenitente, è un pezzo che ti cerco.
- Eccoti qua, vecchio impenitente, è un pezzo che ti cerco.
Stava per puntare lo schioppo, ma gli venne in mente che
il lupo avesse mangiato la nonna e che si potesse ancora salvarla: non sparò,
ma prese un paio di forbici e cominciò a tagliare la pancia del lupo
addormentato. Dopo due tagli, vide brillare il cappuccetto rosso, e dopo altri
due la bambina saltò fuori gridando:
- Che paura ho avuto! Com'era buio nel ventre del lupo!
Poi venne fuori anche la
vecchia nonna, ancora viva, benché respirasse a stento. E Cappuccetto Rosso corse a prender dei
pietroni, con cui riempirono la pancia del lupo; e quando egli si svegliò fece
per correr via, ma le pietre erano cosi pesanti che subito s'accasciò e cadde
morto.
Erano contenti tutti e
tre: il cacciatore scuoiò il lupo e si portò via la pelle; la nonna mangiò la
focaccia e bevve il vino che aveva portato Cappuccetto Rosso, e si rianimò; ma
Cappuccetto Rosso pensava: "Mai più
correrai sola nel bosco, lontano dal sentiero, quando la mamma te l'ha proibito".
Raccontano pure che una volta Cappuccetto Rosso portava
di nuovo una focaccia alla vecchia nonna, e un altro lupo volle indurla a
deviare. Ma Cappuccetto Rosso se ne guardò bene e andò dritta per la sua
strada, e disse alla nonna di aver incontrato il lupo, che l'aveva salutata, ma
l'aveva guardata male:
- Se non fossimo stati sulla pubblica via, mi avrebbe
mangiato.
- Vieni, - disse la nonna, - chiudiamo la porta, perché
non entri.
Poco dopo il lupo bussò
e gridò:
- Apri, nonna, sono Cappuccetto Rosso, ti porto la
focaccia.
Ma quelle, zitte, non
aprirono; allora Testa Grigia gironzolò un po' intorno alla casa e infine saltò
sul tetto, per aspettare che Cappuccetto Rosso, la sera, prendesse la via del
ritorno; l'avrebbe seguita di soppiatto, per mangiarsela al buio. Ma la nonna si accorse di quel che tramava. Davanti alla casa c'era
un grosso trogolo di pietra, ed ella disse alla bambina:
- Prendi il secchio, Cappuccetto Rosso, ieri ho cotto le salsicce, porta nel trogolo l'acqua dove han bollito.
- Prendi il secchio, Cappuccetto Rosso, ieri ho cotto le salsicce, porta nel trogolo l'acqua dove han bollito.
Cappuccetto Rosso portò
l'acqua, finché il grosso trogolo fu ben pieno.
Allora il profumo delle salsicce sali alle narici del lupo, egli si mise a fiutare e a sbirciare in giù, e alla fine allungò tanto il collo che non poté più trattenersi e cominciò a sdrucciolare: e sdrucciolò dal tetto proprio nel grosso trogolo e affogò. Invece Cappuccetto Rosso tornò a casa tutta allegra e nessuno le fece del male.
Allora il profumo delle salsicce sali alle narici del lupo, egli si mise a fiutare e a sbirciare in giù, e alla fine allungò tanto il collo che non poté più trattenersi e cominciò a sdrucciolare: e sdrucciolò dal tetto proprio nel grosso trogolo e affogò. Invece Cappuccetto Rosso tornò a casa tutta allegra e nessuno le fece del male.
Biancaneve e i
sette nani
Era una fredda giornata d'inverno; bianchi fiocchi
cadevano volteggiando dal cielo come piume leggere e una regina sedeva
ricamando accanto alla finestra aperta. Mentre così se
ne stava, ricamando e guardando la neve, si punse un dito con l'ago e tre gocce
di sangue rosse come rubini caddero sul bianco manto nevoso. Tanta era la
bellezza di quelle tre stille rosso fiamma sul bianco immacolato che la regina
pensò: "Oh, se potessi avere una
bambina dai capelli neri come l'ebano, dalle labbra rosse come il sangue e
dalla pelle bianca come la neve!" Poco dopo, diede alla luce una
bambina a cui fu dato il nome di Biancaneve. Ma dopo poco si ammalò gravemente e morì.
Un anno
dopo il re si risposò. La sua seconda moglie era bella, ma anche gelosa e
crudele, e non poteva tollerare neppure il pensiero che esistesse al mondo
qualcuna più bella di lei. Possedeva uno specchio magico,
ed ogni giorno chiedeva: "Specchio,
specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?" e ogni giorno
lo specchio rispondeva: "O mia
regina, al mondo non c'è nessuna che sia più bella di te" . Intanto
però, Biancaneve cresceva e diventava sempre più bella. L'invidia della regina
cresceva di pari passo con la bellezza della fanciulla, tanto che la
costringeva a vestirsi di stracci e a fare la serva. La principessina
affrontava ogni fatica senza un lamento. Anzi, sempre allegra e sorridente; solo un desiderio era
solita confidare, cantando, alle amiche colombe: incontrare presto l'uomo dei
suoi sogni.
Un
giorno, mentre si trovava accanto al pozzo, le bianche colombe le confidarono
un segreto: "Questo è un pozzo
incantato. Esprimi
un desiderio affacciandoti ad esso e se udrai l'eco il desiderio diverrà
realtà." Così Biancaneve sussurrò: "Vorrei tanto trovare qualcuno che mi
ami." E non appena l'eco le rispose, nell'acqua del pozzo apparve un
belprincipe su un cavallo nero. Il principe guardava Biancaneve con tanta
ammirazione che la fece arrossire e fuggire timidamente nella sua stanza.
La regina, di lontano aveva assistito a tutta la scena. Subito
impallidì per l'invidia e corse a rivolgersi a suo specchio magico: "Specchio, specchio delle mie brame,
chi è la più bella del reame?" e lo specchio le rispose: "Tu mia regina sei sempre bellissima,
ma Biancaneve è più bella di te!" La
regina non poteva tollerare una rivale: e così convocò un guardiacaccia suo
fido e gli disse: "Porterai
la principessa nella foresta, e la la ucciderai. Mi porterai poi il suo cuore
come segno del delitto". Il guardiacaccia portò Biancaneve nella
foresta ma al momento giusto non ebbe il coraggio di ucciderla. Le intimò di
scappare nella foresta, e sulla strada del ritorno uccise un cerbiatto per
portare il cuore alla regina.
Biancaneve corse a perdifiato nella foresta, fin quando
non arrivò in una radura, dove sorgeva una minuscola e graziosa casetta: entrò
e capì che ci viveva qualcuno, e pensò che abitassero sette bambini senza
mamma. C'erano
infatti sette piccole sedie impolverate, sette piattini sporchi, sette camicine
sporche e polvere e ragnatele dappertutto. Biancaneve
non stette a pensarci su: prese scopa e strofinaccio, e di buona lena ripulì
ogni cosa. Poi salì al piano superiore e vi trovò sette lettini di legno. Su
ciascun letto era inciso un nome: Dotto, Gongolo, Eolo, Cucciolo, Brontolo,
Mammolo e Pisolo. "Che strani
nomi!" pensò Biancaneve. Poi, siccome era molto stanca, si
addormentò sui lettini. Gli abitanti della casa erano sette nanetti che
lavoravano nella miniera di diamanti vicina. Rientrando trovarono
Biancaneve e decisero di ospitarla, raccomandandole di essere estremamente
prudente per via della regina cattiva.
Per
Biancaneve iniziò un periodo sereno, con nuovi amici ed a contatto con la
natura. Ma un brutto giorno la regina cattiva chiese di
nuovo allo specchio chi era la più bella del reame. E lo specchio magico le
rispose : "Al di là dei sette monti,
al di là delle sette valli c'è la casa dei sette nani, in cui vive Biancaneve
che è ancora più bella di te". La regina decise di uccidere
Biancaneve: prese una mela, una mela bellissima e la immerse in un veleno
magico. Poi si trasformò da mendicante, ed andò nella casa dei nani. Biancaneve
stava preparando una torta e impietosita le offrì una fetta. In cambio la
strega travestita le diede la mela e Biancaneve diede un morso. Subito cadde a
terra addormentata, sembrava morta!
La strega fuggì felice: l'unico antidoto era il primo bacio
d'amore, credeva che i nani vedendola morta l'avrebbero sepolta. Ma i
nani, disperati non vollero separarsi da Biancaneve e la misero in una bara di
cristallo nella foresta, per vegliarla in continuazione. Passò molto
tempo. Un bel giorno un principe su un cavallo nero sentì la gente del
villaggio parlare di quella meravigliosa fanciulla che giaceva addormentata nel
bosco. Il suo suo cuore diede un sobbalzo. Si trattava forse della
bellissima fanciulla che aveva visto un giorno a palazzo e che non era
più riuscito a trovare? Subito cavalcò fino alla radura nel bosco. Quando la
vide non ebbe dubbi: era proprio quella fanciulla che aveva incantato il
suo cuore, ed era morta! Mestamente, il principe sollevò il coperchio di cristallo e si chinò
per darle un bacio al suo amore perduto... Immediatamente Biancaneve aprì gli occhi e sorrise: quel primo
bacio d'amore aveva spezzato l'incantesimo. Così il sogno che
un giorno Biancaneve aveva confidato al pozzo dei desideri divenne realtà. Il principe la fece salire sul cavallo e partì con lei
verso il suo palazzo tra le nuvole... dove
vissero, per sempre, felici e contenti!
Grazie, Elisa.
ResponderExcluirChe belle!!!!
Tua lezione è stata meravigliosa!!!!
Auguri a te e un bacio.
Silvia